Liberi professionisti e regime forfettario 2016

Hai deciso di intraprendere una nuova attività lavorativa e sarai un freelance. Ottimo, a questo punto, una delle prime domande che devi porti è: come mi regolo con le tasse e le imposte?

Lo so, non è l’aspetto più esaltante del tuo nuovo lavoro (e nemmeno di uno vecchio) e preferiresti dedicarti ad altro. Ma è una questione imprescindibile, che tutti dobbiamo affrontare. Dando per scontato che non risponderai: “Le evado e buonanotte”, vediamo quali sono le opzioni disponibili e analizziamo quello con cui probabilmente inizierai.

Attualmente, i regimi IVA per i liberi professionisti sono tre:

  • regime forfetario 2016 (detto anche “dei minimi”);
  • contabilità ordinaria;
  • contabilità semplificata.

A questi tre si aggiunge la prestazione occasionale, nota anche come “ritenuta d’acconto”, a cui puoi ricorrere per un’attività sporadica o mentre adempi a tutti gli obblighi burocratici per la Partita IVA. Tieni a mente che i limiti per le prestazioni di servizi sono: Euro 5.000 di ricavi e 30 giorni di lavoro nel corso dell’anno. Oltre questi parametri è obbligatoria la Partita IVA.

È prevista però un’eccezione: se lavori esclusivamente con la cessione dei diritti d’autore non sei soggetto al limite dei 5.000 Euro. Tieni però presente che la prestazione occasionale non ha contributi INPS, a cui dovresti provvedere tu. È quindi, secondo me, una soluzione adottabile per iniziare (come per ogni altra attività professionale) o per pubblicare un libro o un articolo una tantum anche se non hai una Partita IVA. Se ce l’hai invece e hai scelto il regime forfettario, i ricavi della cessione dei diritti d’autore seguono le stesse regole degli altri compensi.

La scelta tra i diversi regimi invece dipende prima di tutto dal rispetto dei requisiti minimi. Vediamo quali sono quelli dell’attuale sistema forfettario.

Regime dei minimi
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Regime forfettario 2016 (dei minimi)

Il regime dei minimi, o regime forfettario 2016, è una soluzione che semplifica al massimo la vita del libero professionista con Partita IVA. Chi lo adotta infatti beneficia di un’imposta sostitutiva unica che sostituisce tutto il resto, a eccezione di quanto dovuto all’INPS. Inoltre evita buona parte della gestione amministrativa.

Nel dettaglio il regime forfettario prevede:

  • imposta sostitutiva del 15% al posto di IRPEF, IRAP, eccetera (c’è un ulteriore vantaggio in alcuni casi, poi ti spiego);
  • contributi INPS del 27,72%;
  • esenzione dall’applicazione dell’IVA sui ricavi e impossibilità di dedurre l’IVA sugli acquisti;
  • esenzione dalla ritenuta d’acconto sulle fatture emesse;
  • esonero dall’obbligo di tenere le scritture contabili. Chi accede a questo regime deve semplicemente emettere e conservare le fatture per i suoi compensi, numerare e conservare le fatture di acquisto o le bolle doganali e compilare il modello Intrastat per le operazioni intracomunitarie.

Anche se le fatture di acquisto devono essere conservate, non è possibile dedurre i costi sostenuti per l’attività. Il sistema infatti prevede che la base imponibile per le imposte sia determinata con una percentuale forfettaria sui ricavi. Per le attività professionali si applica la percentuale del 78%.

Requisiti per l’accesso al regime forfettario

Per usufruire dei benefici del regime forfettario 2016, nell’anno precedente a quello d’imposta:

  • non devi aver percepito un reddito da lavoro dipendete o assimilato superiore a Euro 30.000 (questo requisito non si applica se il rapporto di lavoro è terminato);
  • i ricavi del tuo lavoro autonomo non devono essere stati superiori a Euro 30.000 (limite per i professionisti, altre attività prevedono limiti diversi);
  • il costo complessivo dei beni strumentali a fine anno non era superiore a Euro 20.000;
  • le spese sostenute per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori non ha superato i 5.000 Euro.

Fintanto che rispetti questi parametri, puoi usufruire dei vantaggi del regime dei minimi, senza limiti di tempo. Se dovessi superarne anche uno solo, l’anno successivo dovrai passare al regime ordinario o semplificato, salvo poter optare nuovamente per questo sistema se dovessi rispettare nuovamente i limiti.

Vediamo un paio di esempi pratici

Nel 2016 usufruisci del regime forfettario. A fine ottobre ti accorgi di aver emesso fatture nel corso dell’anno per 40.000 Euro. Potrai restare ancora in questo sistema fino al 31/12/2016 continuando a emettere le tue fatture nello stesso modo. Dal 1/1/2017 passerai alla contabilità semplificata.
Andiamo avanti di un paio d’anni (ammesso che la legge non cambi). Nell’arco di tutto il 2018 fatturi solo 18.000 Euro, non hai sostenuto spese per collaboratori e simili e il costo dei tuoi beni strumentali è di 7.000 Euro. Bene, per tutto il 2018 dovrai comunque mantenere la contabilità semplificata, ma dal 1/1/2019 potrai tornare al regime dei minimi.

In pratica devi adottare lo stesso sistema per l’intero anno e ogni anno puoi passare da uno all’altro in base ai tuoi requisiti.

Imposta sostitutiva del 5%

Come ti ho accennato prima, il nuovo regime dei minimi prevede un ulteriore vantaggio per l’applicazione dell’imposta sostitutiva. In alcuni casi, viene infatti ridotta dal 15 al 5% per le nuove partite IVA. Questo beneficio viene applicato nei primi cinque anni di attività o fino al compimento dei 35 anni di età. Conta la condizione che si verifica per ultima. Quindi se hai 33 anni, godrai dell’agevolazione per 5 anni, così come se ne hai 40, ma se ne hai 28 potrai farlo fino al tuo 35° compleanno, ovvero per 7 anni.

Puoi applicare questa aliquota se:

  • non hai praticato altre attività di impresa, artistiche o professionali nei tre anni precedenti all’apertura;
  • la tua nuova attività non costituisce la prosecuzione di un’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (esclusi i periodi praticantato obbligatorio previsti per legge).

Ovviamente questo discorso vale fintanto che rispetti i requisiti minimi per il regime forfettario.

E se fatturi più di 30.000 Euro all’anno o superi uno degli altri limiti?

In questo caso dovrai passare a uno degli altri regimi previsti per la Partita IVA. Generalmente i liberi professionisti optano per la contabilità semplificata; se proprio ci tieni potresti anche utilizzare quella ordinaria. Volendo potresti anche scegliere uno di questi fin da subito. Tuttavia, a meno che tu non sappia già che avrai ricavi molto alti fin dal primo anno, o prevedi di sostenere costi elevati, che quindi ti farebbe comodo dedurre, sarebbe una scelta controproducente.

Come ti sembra questo nuovo regime che sta per compiere il suo primo anno? I limiti ti sembrano adeguati o un po’ troppo restrittivi? E il fatto di non poter dedurre i costi reali potrebbe scoraggiarti dall’utilizzarlo

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