La fattura del libero professionista: compilazione e modelli

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Per aiutarti in uno dei compiti che probabilmente ti annoiano di più, ho riassunto di seguito le informazioni più importanti sulla fattura del libero professionista. Ho alcuni amici che nonostante abbiano la partita IVA da anni, ancora se le fanno fare dal commercialista e, onestamente, non capisco perché.

Ok, ognuno è libero di fare come vuole e capisco che non tutti si divertano con la contabilità, ma occuparsi delle proprie fatture mi pare il minimo per chi vuole lavorare in proprio. E poi si può ridurre il costo del commercialista. Un buon vantaggio per un impegno così piccolo.

Se vuoi, puoi anche scaricare i miei modelli sia per la fattura in regime ordinario che per il forfettario che trovi in fondo all’articolo.

Ti ricordo che devi emettere due copie della fattura, una per il cliente e una per te, e conservarle per almeno 10 anni.

I dati da inserire in fattura

La fattura del libero professionista deve contenere obbligatoriamente diverse informazioni:

  • i dati identificativi dell’emittente: nome e cognome, indirizzo, Partita IVA
  • i dati identificativi del cliente: nome e cognome/ragione sociale, indirizzo, Partita IVA o Codice fiscale del cliente
  • il numero progressivo della fattura
  • la data di emissione
  • una descrizione breve di tutti i prodotti/servizi
  • la quantità e il prezzo unitario al netto dell’IVA, se hanno senso (se le tue tariffe non prevedono mai queste indicazioni, puoi eliminare queste colonne)
  • il prezzo totale al netto dell’IVA
  • la rivalsa INPS del 4%, se decidi di applicarla (non è obbligatoria)
  • l’IVA, sia la percentuale che l’importo
  • la ritenuta d’acconto del 20%, se prevista
  • il totale della fattura
  • il netto da pagare

Inoltre puoi inserire altre informazioni utili, come i termini e le modalità di pagamento.

La rivalsa INPS e la ritenuta d’acconto

I contributi previdenziali sono sempre a carico del libero professionista. La legge però prevede la possibilità, per chi è iscritto alla gestione separata dell’INPS, di addebitare al cliente il 4% a titolo di rivalsa. In pratica fai pagare al cliente una parte dei contributi, che devi comunque versare tu per intero. L’applicazione di questa maggiorazione non è obbligatoria e viene di solito concordata direttamente con il cliente in fase contrattuale.

In ogni caso, se la applichi, questo importo entra a far parte a tutti gli effetti del tuo reddito. Fa dunque parte della base imponibile per il calcolo dell’IVA, della ritenuta d’acconto e dell’IRPEF (o dell’imposta sostitutiva). E concorre al raggiungimento del limite dei 30.000 Euro annui del regime forfettario.

Se sei un professionista con una cassa di previdenza specifica, al posto della rivalsa, puoi inserire una maggiorazione in fattura (la percentuale dipende dalla cassa) che rientra nella base imponibile IVA, ma non in quella della ritenuta d’acconto.

La ritenuta d’acconto è invece un acconto sulle imposte che il cliente trattiene dal compenso del professionista e che dovrà poi versare all’erario per suo conto. Viene applicata quando il cliente è titolare di una Partita IVA (persona fisica o impresa). In caso contrario non deve essere inserita.

Se hai optato per il regime forfettario, sei esente dalla ritenuta d’acconto. Del resto, essendo soggetto a un’imposta sostitutiva del 15% (o del 5) al posto delle normali aliquote IRPEF, non ha senso che ti venga trattenuto il 20% come acconto.

La fattura del libero professionista in regime forfettario e le sue diciture

Se hai scelto il regime forfettario, nella fattura non devi inserire né l’IVA né la ritenuta d’acconto. Inoltre, sono necessarie alcune diciture particolari, come queste:

Operazione in franchigia IVA ai sensi della Legge 190/2014, art. 1, commi da 54 a 89

Operazione effettuata ai sensi della Legge n. 190/2014, art. 1, commi da 54 a 89

Compenso non soggetto a ritenuta d’acconto ai sensi della Legge 190/2014, art. 1, comma 67

Infine, i liberi professionisti che sono esenti dall’IVA devono applicare una marca da bollo da 2,00 Euro su ogni fattura il cui importo totale sia superiore a 77,47 Euro. Di norma, viene applicata sulla copia del cliente. Tuttavia, se la invii tramite mail, puoi metterla sulla copia che conservi tu e inserire questa dicitura sulla copia cliente:

Imposta di bollo assolta sull’originale ID XXXXXXXX (inserire il numero della marca da bollo)

In alternativa, puoi avvalerti del pagamento virtuale. In questo caso, entro 120 giorni dalla fine dell’anno (quindi entro la fine di aprile) devi presentare una dichiarazione consuntiva contenente il numero dei documenti emessi a cui deve essere applicata e pagarla con un F24.

In questo caso, la fattura deve riportare la dicitura:

Imposta di bollo assolta in modo virtuale

Fattura pro-forma

Come liberi professionisti che forniscono servizi, emettiamo la fattura al momento del pagamento, non al completamento del lavoro. Però può essere utile inviare subito al cliente un documento con l’importo da pagare e la scadenza. Per questo esiste la fattura pro-forma. È simile alla fattura, ma non ha alcun valore fiscale. Può essere costruita sullo stesso modello (come ho fatto io). Deve però avere una sua numerazione e deve essere chiaro che non si tratta di una fattura.

Ad esempio puoi inserire una dicitura del tipo:

Il presente documento non costituisce fattura valida ai fini del DpR 633/1972 e successive modifiche. La fattura definitiva verrà emessa all’atto del pagamento del corrispettivo

Scarica i modelli della fattura

Di seguito trovi alcuni modelli che puoi usare per le tue fatture e per le pro-forma realizzate con Calc di OpenOffice.

Spero ti siano utili. Se hai domande o idee per migliorarli lasciami un commento qui sotto.

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